La festa del cavallo
Teatro

C’è una presenza nel testo, che è così concreta nella sua evidenza scenica, da esigere di essere trasformata in un fantasma dell’immaginazione: è il cavallo che dà nome alla Festa promessa nel titolo. Il cavallo (...) entra nel banchetto della Fame come una possibile vittima sacrificale. Come una inattesa speranza di sopravvivenza (...) Il banchetto della Fame come metafora di un’umanità colta nel momento del crollo dei suoi sogni, dei suoi miti, dei suoi valori, ma che cerca disperatamete di porre domande per il suo incerto futuro.

(Dal programma di sala: Note di regia)

 

 

 

La festa del cavallo
di Antonio Porta

regia di Gianni e Alberto Buscaglia

con Fabio Mazzari, Antonio Ballerio, Elda Olivieri, Enrico Maggi,
Ermes Scarabelli, Umberto Tabarelli, Marcello Cortese

scena di Antonio Mastromattei
costumi di Francesca Piotti
musiche di Tommaso Leddi
luci e suono Eugenio Squeri

ATM Azienda Teatrale Milanese - Teatro del Buratto  
Teatro Verdi, Milano, 1990



10.12.1983  Sono a un punto (o passaggio) decisivo per un testo teatrale cui sto lavorando da quasi un anno (...). Fin dalle prime immagini ho cercato di contrastare l'mmagine dell'apocalissi, che aleggiava come una fatalità, sul momento della trsformazione, del passaggio. Così ho immaginato una sorta di recupero dell'operetta, un gioco un po' alla Gombrowicz, dialogo e canzonette che intrecciano la narrazione. (...) Sei personaggi (naufraghi, dispersi di una guerra, superstiti di una catastrofe...) cercano di sopravvivere e di guadagnare la riva del futuro, il luogo dove abitare (...).

(...) Ecco farsi strada l'idea di un gioco polisemico, tra palafitte e labirinti, dove le palafitte indicano l'ultima spiaggia della sopravvivenza e i labirinti le strade e i sentieri del futuro. Per passare di là occorre entrare nel labirinto con il filo di una possibile Arianna (...).

11.12.1983  Il problema più delicato, forse non mai del tutto resolubile né risolto in alcun testo teatrale, rimane il rapporto tra parola che agisce sulla pagina e contemporaneamente si proietta sulla scena dove deve prendere corpo. Un testo teatrale può sembrare scarno e povero sulla pagina e dilatarsi nella voce dell'attore (...).

Mi sono reso conto mentre scrivevo che il tono apocalttico rimaneva con accenti troppo forti (...). Poi ho ritrovato una struttura antica forse quanto il teatro: quella del simposio, del banchetto. Tutto s'incentra nel cibo e nella fame e il banchetto è la fondamentale cerimonia dell'esistenza sociale.

(Dal programma di sala: Diario di lavoro di Antonio Porta)