Ritter, Dene, Voss
Teatro

Capitolo finale di una ipotetica quanto non premeditata trilogia registica (che comprende Regina Madre di Santanelli e Chi ha paura di Virginia Woolf? di Albee),  Ritter, Dene, Voss esprime una radicale domanda di senso, dove verità e menzogna, realtà e finzione, mito e ordinaria quotidianità, risultano inestricabilmente intrecciati, composite forme di un'unica ossessione...

Nulla di più rituale e anche di 'tradizionale' di una sala da pranzo e di una tavola festosamente apparecchiata per celebrare un ritorno: di un figlio (in Regina Madre), di un fratello (Ritter, Dene, Voss), o per rinnovare la nostalgia e il rimorso di un figlio forse mai nato (Chi ha paura di Virginia Woolf?)...

Con Bernhard siamo indotti a riflettere sulla oggettiva difficoltà di comunicare... Così scrive l'autore: "Parlo il linguaggio che soltanto io comprendo e nessun altro, così come ognuno comprende soltanto il proprio linguaggio (...). Perciò ognuno, chiunque egli sia e qualunque cosa faccia, è sempre ricacciato in sé stesso, ognuno è sempre un incubo abbandonato in sé stesso."

(Dal programma di sala: Note di regia)

 

 

 

 

Ritter, Dene, Voss
Quanto abbiamo sofferto sotto questi orribili quadri

di Thomas Bernhard

traduzione di Eugenio Bernardi

regia di Gianni e Alberto Buscaglia

con Antonio Ballerio, Silli Togni, Loredana Alfieri

scene e costumi di Francesca Piotti
luci Davide Onesti
realizzazione scena Massimo Barili

Compagnia Labyrinthos Lugano, Teatro di Chiasso, 2005
Nuovostudiofoce, Lugano, 2006