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SUITE NEMIROVSKY

 

Originale radiofonico in 14 puntate scritto e diretto da Gianni e Alberto Buscaglia

 

Con gli attori: Paola Della Pasqua (Irène Némirovsky), Antonio Ballerio, Annig Raimondi,
Luca Sandri, Linda Cariddi, Ketty Fusco, Ruggero Dondi, Mario Cei, Enrico Bertorelli, Marco
Balbi, Claudio Moneta, ecc. Direzione del suono e sonorizzazione: Angelo Sanvido.
Produzione: Francesca Giorzi.

 

Dal 26 ottobre è possibile ascoltare tutte le puntate in Streaming sul link rsi.ch/retedue/programmi/colpo di scena/suitenémirovsky

 

Francia 1942, nel Paese occupato dai nazisti. Una donna e due bambine, sul punto di essere scoperte dai gendarmi francesi, stanno raccogliendo in tutta fretta le proprie cose per prepararsi alla ennesima fuga. La donna, tutrice delle due piccole, raccomanda a Denise, la più grande, di non dimenticare “la valigia della mamma”. Raggiunta la stazione, prima di salire sul treno, la tutrice consiglia alla bambina di coprirsi il naso con la sciarpa, per il timore che qualcuno possa riconoscere nei suoi tratti il volto di un’ebrea.



Il drammatico episodio appena ricordato è stato lo spunto iniziale dal quale siamo partiti per raccontare la vita della scrittrice Irène Némirovsky (1903-1942). Una vita breve strettamente connessa con i suoi romanzi, in cui le vicende familiari e fatti storici si intersecano fino a confondersi nelle trame letterarie, dalle prime prove giovanili  con La nemica e Il ballo, nei quali tentava di esorcizzare il difficile rapporto con una madre fredda e insensibile, al romanzo che le assicurò il grande successo, David Golder, a quello più autobiografico, Il vino della solitudine, fino a Suite francese, il suo ultimo capolavoro postumo, scritto tra il 1940 e il 1942 e rimasto incompiuto per la tragica morte della scrittrice ad Auschwitz nell’agosto del 1942.

 

Nata nel 1903 a Kiev da una ricca famiglia ebrea, la biografia di Irène Némirovsky è costellata da una lunga serie di strappi traumatici che ricordano quello delle genti costrette a un continuo partire: nel 1913 dalla città natale si trasferisce a Pietroburgo; poi, nel 1914, allo scoppio della rivoluzione d’Ottobre, nella più “tranquilla” Mosca; nel 1918 in fuga dalla Russia sovietica verso la Francia, passando per la Finlandia e la Svezia, per stabilirsi infine nell'amata Parigi, al seguito del padre tutto dedito agli affari e sempre in giro per il mondo e della madre egocentrica, leggera e distratta e della preziosa e materna istitutrice francese. La presenza di questa “madre sostitutiva” sarà decisiva per la giovane Iréne nell’apprendimento di un bilinguismo perfetto, che le permetterà di scrivere solo nella lingua d’adozione, il francese.

 

Lo sceneggiato racconta i momenti più significativi della vita della grande scrittrice attraverso un meccanismo narrativo "mimetico", che tende a mescolare e confondere il piano biografico vero e proprio con quello prevalentemente autobiografico che scaturisce dall’universo letterario della Némirovsky. Ecco, allora, che il rapporto con la famiglia, il padre Leon, amato e protettivo nonostante la sua assenza, e il difficile confronto con la madre Fanny, vista come rivale e nemica, si interseca e si confonde con i personaggi e le vicende autobiografiche uscite dalla sua penna; così come la sua origine ebraica, mai vissuta dal punto di vista religioso o spirituale, ma come retaggio conflittuale del sangue, all’interno dell’esperienza familiare; o il problema dello sradicamento, quel sentirsi a casa ovunque pur sapendo di non poter aspirare a una agognata, serena stabilità. E poi il problema del denaro e dell’accumulo di beni che ai suoi occhi appare come qualcosa di infamante, “quel bisogno quasi selvaggio di ottenere le cose desiderate”, che la scrittrice annovera tra i “difetti tipicamente ebraici".

 

Proseguendo nel gioco mimetico tra biografia e romanzi, la fiction racconterà l’arrivo in Francia di Irène dopo la fuga dalla Russia rivoluzionaria e le prime prove letterarie dopo la laurea alla facoltà di lettere della Sorbona. Mentre la famiglia riesce a inserirsi con successo nella vita parigina e nella società alto borghese, Irène diventa una frequentatrice assidua di serate mondane, cene, champagne a profusione e balli. Sono i ruggenti anni Venti, tra villeggiature sulla Costa Azzurra, alberghi di lusso, feste, serate al Casino e flirt a ripetizione, finché, in una di quelle “pazze” serate incontra “un brunetto dalla carnagione molto scura”: è Michel Epstain, laurea in ingegneria a Pietroburgo e lavoro da procuratore alla Banque des Pays du Nord a Parigi. Il nuovo flirt diventa una cosa seria e Irène lo sposa nel 1926. Tre anni dopo nasce la figlia Denise, mentre la seconda figlia Elisabeth nascerà nel 1937. Nel 1929 il primo grande successo letterario con il romanzo David Golder. Tra il ’30 e il 1940 pubblica una decina di romanzi e una cinquantina di racconti, anche se il successo iniziale si esaurisce lentamente, nonostante le traduzioni in diversi Paesi e gli adattamenti cinematografici e teatrali di David Golder e del lungo racconto Il ballo. Malgrado sia considerata a pieno titolo una scrittrice di Francia, Iréne non riuscirà mai ad ottenere la nazionalità francese. Nel ’39, nel generale clima di psicosi per la guerra imminente, caratterizzato anche da una violenta esplosione di antisemitismo, Iréne prende la decisione di convertirsi alla religione cristiana insieme alle figlie.

 

Il 1° settembre 1939, alla vigilia della guerra, Irène e Michel decidono di portare le figlie lontano da Parigi, nel paesino di Issy-l’Evéque, nella Saone-et-Loire, affidate alla cura della bambinaia, originaria del posto. Nel giugno del ’41, perduto ogni diritto sociale e giuridico in quanto ebrei e stranieri, Michel viene licenziato dalla Banque des Pays du Nord e Iréne non può più pubblicare libri. I coniugi Epstain lasciano definitivamente Parigi e raggiungono le figlie a Issy-l’Evéque. Iréne, nonostante non abbia dubbi su come evolveranno gli eventi, scrive e legge molto e inizia un’opera ambiziosa in cinque parti, Suite francaise. Del libro di mille pagine ipotizzato riuscirà però a scrivere solo le prime due parti. L’11 luglio 1942, forse presaga del suo destino, Irène scrive al suo editore: “Non mi dimentichi, Ho scritto molto. Saranno opere postume, temo, ma scrivere fa passare il tempo”. Il 13 luglio viene arrestata dai gendarmi francesi e tre giorni dopo viene deportata ad Auschwitz. Debole e stremata, il 17 agosto viene eliminata nelle camere a gas. Il marito sarà arrestato un mese dopo. Deportato ad Auschwitz morirà il 6 novembre 1942. Dopo Irène e Michel, i gendarmi si mettono alla caccia delle figlie, che però riusciranno a salvarsi dopo una fuga avventurosa attraverso la Francia occupata. Insieme alle due bambine si salva anche la valigia che contiene fotografie, documenti e gli ultimi preziosi quaderni manoscritti di Irène.